giovedì 9 marzo 2017

La motivazione

L'apprendimento è molto condizionato dalla motivazione, che può essere intrinseca  o estrinseca.

La motivazione si definisce estrinseca quando entra in campo una ricompensa che agisce come rinforzo per l'attività compiuta.
Esempio: un impiegato impara a svolgere una nuova mansione in cambio di un aumento di stipendio.  
Harry Harlow (1905-1981)

Lo studioso Harry Harlow ha dimostrato che il rinforzo "uccide" la motivazione intrinseca, basata sull'interesse in sè, attraverso un esperimento con dei macachi. Harlow aveva sottoposto le scimmie a dei giochi di intelligenza (puzzle, rompicapi). Ne è risultato che scimmie premiate con dosi di cibo ottenevano risultati inferiori rispetto a quelle che giocavano per il puro piacere di farlo.

La motivazione si definisce intrinseca quando viene stimolata dalla curiosità (una specie di "motivazione cognitiva") o dal piacere che si prova nel fare qualcosa.

A seconda del tipo di motivazione, si può distinguere tra 2 tipi di obiettivi:
  • obiettivi di padronanza: uno studente si impegna perchè è interessato ad accrescere la conoscenza (motivazione intrinseca)
  • obiettivi di prestazione: uno studente si impegna per dimostrare le proprie capacità (motivazione estrinseca)
 Lo psicologo John W. Atkinson ha dimostrato che anche lo stato d'animo svolge un ruolo importante, individuando la seguente relazione:
  • tendenza al successo → fiducia
  • tendenza a evitare il fallimento → paura

La motivazione nel film "Stella"


Il film "Stella" è un film autobiografico del 2008 scritto e diretto da Sylvie Verheyde.

Trama:
Parigi, 1977. Stella è una ragazzina di 11 anni, vive con i suoi genitori sopra al bar che gestiscono, i quali però non prestano molta attenzione all'educazione della figlia. Stella è abituata a frequentare i clienti del bar, per esempio è più preparata sul calcio che sulla grammatica, infatti i suoi voti sono pessimi e rischia la bocciatura. Nel prestigioso istituto scolastico dove è stata ammessa si sente un pesce fuor d'acqua, fa amicizia solamente con Gladys, figlia di intellattuali ebrei argentini. 

Léora Barbara nel ruolo di Stella











All'inizio del film, Stella è estremamente demotivata all'apprendimento in questa scuola che per lei rappresenta un mondo completamente nuovo e diverso dal suo, ma attraverso il legame d'amicizia che instaura con Gladys riesce a superare il suo blocco iniziale compiendo molte nuove esperienze (le prime feste, le prime "cotte"). Grazie all'amica nasce in lei la motivazione che la spinge a prestare più attenzione durante le lezioni, in particolare quelle di storia, riscoprirendo la bellezza di questa materia e riuscendo a fare del suo meglio per poi raggiungere l'obiettivo della promozione.



Gladys e Stella

domenica 5 febbraio 2017

La relazione educativa

La relazione educativa è un rapporto educativo che si instaura tra gli studenti e gli insegnanti e che influenza gli studenti all'interno del gruppo classe

Essa nasce da un'interazione sociale stabile che poi diventa una relazione sociale basata su comunicazione verbale e non verbale.

La relazione educativa prepara i giovani ad essere cittadini adatti a vivere nella società.

Le principali teorie educative basate sulla relazione educativa sono 3:

La teoria sistemica

La teoria sistemica è stata trattata dalla Scuola di Palo Alto (California), ed il suo maggior esponente è Paul Watzlawick.

Paul Watzlawick (1921-2007)

Secondo la teoria sistemica tutto è comunicazione ed il mondo psichico è un sistema, ossia una totalità nella quale il mutamento di una parte influenza tutte le altre.
 
L' approccio sistemico punta l'attenzione sul contesto. Quindi l'educatore deve :
  • essere capace di saper riorganizzare la classe;
  • individuare le persone-chiave o leader (sia negativi che peggiorano il clima, che positivi che invece migliorano il clima), il cui mutamento di atteggiamento rende possibile il mutamento collettivo;
  • essere capace di tenere sotto controllo l'ansia, stimolando l'attenzione.
Le abilità relazionali dell'educatore sono strutture interazionali, perchè l'educatore deve essere capace di interagire nel modo opportuno sia con il singolo che con il gruppo.  

Inoltre deve accertarsi che il circolo comunicativo che si stabilisce sia orientato in una direzione comune, cioè chi ascolta reagisce, comunicando a sua volta.

La teoria psicoanalitica

La teoria psicoanalitica  è stata studiata da Sigmund Freud, il quale ha fondato la corrente scientifica chiamata psicoanalisi.

Sigmund Freud (1856-1939)
 Secondo questa teoria il gruppo classe è un campo di incontro/scontro di forze inconsce (ovvero involontarie), che emergono attraverso vari tipi di sintomi, per es. esplosioni di collera, forme di mutismo o insuccessi scolastici.

Questa teoria aiuta anche a chiarire la ricchezza della relazione educativa, per esempio, mette in luce i fenomeni di :

  • transfert cioè il processo di trasferimento inconsapevole di sentimenti e di emozioni che il soggetto ha avvertito in passato nei riguardi di persone importanti della sua infanzia, questo può essere sia negativo che positivo;
  • proiezione, secondo il quale trasferiamo involontariamente il nostro comportamento inconscio sugli altri, in modo da farci credere che queste qualità in realtà appartengano ad altre persone.
Inoltre, nella teoria psicoanalitica è molto importante l'immagine di sè, che si costruisce attraverso un lungo percorso, influenzato dalle figure di riferimento e che in ogni relazione incide profondamente sul modo di comportarsi.
 
Secondo questa teoria un insegnante nel rapporto con gli allievi è spinto a rivivere la propria infanzia, questo fenomeno, se adeguatamente compreso, fornisce al docente una chiave per meglio capire i comportamenti degli allievi.

La teoria umanista

La teoria umanista esamina il comportamento dell' insegnante e i suoi effetti sull' alunno.
 
La teoria umanista è stata inaugurata da Abraham Maslow che riconduce le motivazioni dell'azione a una serie di bisogni, spiegati da lui nella piramide dei bisogni da lui ideata.
Abraham Harold Maslow (1908-1970)

Piramide dei bisogni
La psicologia umanista prende in esame il comportamento del docente e i suoi effetti sull'alunno.

Il rappresentante maggiore di questa psicologia, è Carl Rogers, il quale ha elaborato una forma di psicoterapia basata sul rapporto di parità tra medico e paziente, chiamando questo' ultimo "cliente"
Carl Ramson Rogers (1902-1987)

Secondo Rogers, l'insegnamento deve essere flessibile ma al tempo stesso significativo e spostare il suo interesse dai contenuti al protagonista della relazione educativa: l'alunno.

L' educatore deve adottare 3 atteggiamenti-chiave, che sono:

  • Comprensione empatica: sintonizzarsi e comprendere gli stati emotivi e cognitivi degli studenti. Quindi mettersi nei loro panni/vedere dal loro punto di vista.
  • Considerazione positiva incondizionata: accettazione dei vissuti e delle esperienze, astenendosi da ogni forma di giudizio, accettare la realtà esistenziale dell’altro e valorizzare l’altro per ciò che è. Accettazione non vuol dire condivisione o approvazione incondizionata di idee, opinioni e sentimenti diversi dai nostri, bensì il riconoscere all’altro la libertà di provarli
  • Autenticità/congruenza: essere spontanei e trasparenti nelle relazioni. Essere autentici vuol dire esprimere solo ciò che realmente corrisponde al proprio sentire, evitando frasi stereotipate e restando in contatto empatico con il nostro interlocutore.
L'educatore deve insegnare ad imparare allo studente, cioè fornire gli strumenti metodologici necessari per usare consapevolmente le conoscenze.

Lo studente dovrà essere in grado di valutare autonomamente l'apprendimento ricevuto e perciò essere soddisfatto per i successi ottenuti (metacognizione*) questo coinvolgimento sarà fondamentale per il successo scolastico.

Questa teoria ha dunque lo scopo di favorire la metacognizione.

Le domande che deve porsi lo studente:
  • A cosa mi serve questa informazione? obiettivo dichiarato
  • Che cosa conosco di questo argomento? conoscenze possedute
  • Quali strategie uso per apprendere? "problem solving" cioè come risolvo un problema
  • Ho compreso quello che ho fatto? controllo prestazione
  • Come posso correggere gli errori? ulteriori risorse da impegnare
In conclusione, si può affermare che la figura dell'educatore ha il ruolo di facilitare l'apprendimento.

domenica 29 gennaio 2017

Kurt Lewin

Kurt Zadek Lewin (1890-1947)

Kurt Zadek Lewin è uno psicologo tedesco.

E' stato tra i primi ricercatori a studiare le dinamiche dei gruppi e lo sviluppo delle organizzazioni, ed e' sostenitore della psicologia della Gestalt.

E' considerato uno dei padri della psicologia sociale.

Lewin è conosciuto per aver formulato la teoria del campo.



La teoria del campo di Lewin spiega il comportamento in relazione alla situazione in cui lo stesso si verifica.

I motivi del comportamento di una persona non si ricercano in ciò che è accaduto nel corso della sua vita passata, ma si prendono in esame le interrelazioni attuali tra la persona e l'ambiente.

Lewin utilizza per descrivere queste interrelazioni delle metafore di tipo spaziale (psicologia topologica), in quanto misurare solo in cifre le situazioni umane risulta estremamente complesso.

Secondo Lewin ogni oggetto (materiale e non), ha una sua valenza, positiva o negativa.
Queste valenze sono forze psicologiche che ci spingono in una direzione piuttosto che in un'altra.
Ci avviciniamo cosi' alle forze positive e tendiamo ad allontanarci da quelle negative.

L'ambiente, avendo anch'esso una valenza, puo' determinare il comportamento della persona che in quell'ambiente (spazio vitale o campo psicologico o ambiente psichico), si relaziona.

L'interazione tra la persona e l'ambiente determina quindi il comportamento ed il comportamento a sua volta agisce nella loro costruzione.
Comportamento =>> e' in funzione della persona e dell'ambiente

Comportamento =>> in funzione quindi del campo psicologico
Esiste un equilibrio tra la persona ed il suo ambiente e quando l'equilibrio e' compromesso si crea una tensione volta a ristabilire l'equilibrio stesso.

Il campo psicologico presenta un insieme di fatti interdipendenti (passati, presenti e futuri), che coesistono, e che possono influire sulla persona, e sono:
  • lo spazio di vita (dato dalla rappresentazione psicologica soggettiva che la persona ha dell'ambiente)
  • i fatti sociali e/o ambientali (cio' che accade oggettivamente senza che ciò influenzi in quel momento lo spazio di vita della persona)
  • la zona di frontiera (dove lo spazio di vita ed il mondo esterno si incontrano, rappresenta quindi il confine tra oggettività e soggettività)
Il campo puo' avere molti gradi di differenziazione, a seconda delle esperienze che la persona ha vissuto e per mostrarle, Lewin rappresenta il campo come diviso in regioni delimitate da frontiere, ma comunicanti e dipendenti tra loro.

Kurt Lewin è conosciuto anche per aver studiato le dinamiche di gruppo.


Abbiamo visto il "campo psicologico" determinato dall'individuo e dal suo ambiente.
Ora vediamo il "campo sociale" formato invece dal gruppo e dal suo ambiente.



Lewin vede il gruppo come un solo fenomeno non come l'insieme di piu' fenomeni, una unità unica quindi, una totalità.

Il gruppo e' una struttura in continuo divenire, complessa in quanto entrano in gioco piu' relazioni, ruoli, canali di comunicazione, esercizi di potere.

 
Non è quindi una realtà statica ma è una realtà dinamica e racchiude in sè conflitti, forze e tensioni che producono mutamenti.
 

Nel gruppo l'azione di ogni persona modifica sia le altre persone che il gruppo stesso, ed anche la sua di azione (del gruppo), viene modificata sia dalle azioni che dalle reazioni degli altri (interdipendenza).

Questo comporta cambiamenti e riequilibri.
Nonostante il gruppo sia dinamico tendera' sempre all'equilibrio attraverso l'assestamento tra forze che tendono all'unione e forze che tendono alla disgregazione.



Un gruppo sociale e' formato da persone che regolarmente interagiscono.
Il fatto che le interazioni siano costanti fa in modo che i partecipanti si sentano uniti ed abbiano un'identita' sociale.


Diversi sono gli aggregati, individui cioe' senza particolari legami tra di loro che si trovano nello stesso momento nello stesso ambiente.


Parla di categoria sociale invece, in riferimento a persone catalogate come facenti parte della stessa categoria sulla base di elementi comuni, ma questi non si conoscono necessariamente, non interagiscono tra loro e non si trovano nello stesso luogo.



Kurt Lewin ha creato anche i T-group.

I T-group nascono nel 1946 quando Lewin osserva che dare informazioni (feed-back) ai partecipanti di un gruppo sul loro modo di interagire e sui loro atteggiamenti, fa in modo che l'apprendimento sia piu' efficace in quanto non solo cognitivo ma anche emotivo.
 

La parola T-group, e' l'abbreviazione di sensitive training group che significa gruppo di addestramento alla sensibilità.

Puo' essere definita una situazione di apprendimento in cui gli individui che vi partecipano acquistano sensibilita' ai fenomeni del gruppo, ed affinano la percezione che hanno di sè e degli altri.
 

Nel momento in cui si vive l'esperienza, si riflette sull'esperienza stessa (concetto di riflessività).
 

Secondo Lewin infatti, ogni persona ha bisogno del gruppo per definire la propria identita', per esprimere se stessa ed i suoi molteplici aspetti.

Nei T-group i partecipanti si immergono nella situazione, e cio' che avviene nel gruppo lo vivono ed analizzano in maniera simultanea, nel qui ed ora.


Il conduttore (spesso formato da non piu' di una decina di persone disposte a cerchio), introduce l'esperienza e dichiara gli obiettivi, i ruoli, i tempi, e la metodologia e lascia che dal nulla nascano le interazioni diventando anch'esso parte del gruppo.


I t-group sono utili a stimolare i processi di cambiamento, sia personali che sociali oppure organizzativi.
 
Dai T-group può trarre beneficio chiunque voglia:

  • migliorare le proprie relazioni interpersonali e le proprie capacità;
  • aver maggiore consapevolezza in merito a se stessi, al proprio comportamento e al proprio modo di apprendere;
  • capire le proprie motivazioni ed i propri bisogni.
Si sono rivelati molto utili anche negli ambienti lavorativi dove l'organizzazione ha un ruolo rilevante.

sabato 28 gennaio 2017

La Gestalt

La psicologia è nata attraverso una sorta di "processo di sintesi" di diversi ambiti, quali la filosofia, la medicina e la fisiologia.
Già da subito si sono sviluppate diverse scuole, tra cui la Gestalt (anche detta psicologia della forma).
  
La Gestalt, il cui nome in tedesco significa letteralmente "totalità" o "forma organizzata", è stata fondata da Max Wertheimer insieme agli assistenti più giovani Wolfgang Köhler e Kurt Koffka.

Max Wertheimer (1880-1943) 
Wolfgang Köhler (1887-1967)
Kurt Koffka (1886-1941)

                 









  


Secondo i rappresentanti di questa scuola, noi non vediamo le cose così come sono, ma come risultano dopo alcune operazioni inconsce compiute dalla nostra mente sui dati sensibili.

Inafatti la Gestalt studia il fenomeno della percezione visiva, e lo spiega come attività psichica intermedia che unifica i dati forniti dai sensi (sensazioni) e schemi preesistenti (detti schemi gestaltici) che organizzano tali dati in modo da avere informazioni sull'ambiente esterno e sui suoi mutamenti.
 
La  Gestalt ha dimostrato che la percezione visiva svolge un ruolo creativo, perché classifica e interpreta le informazioni.

 
Gli schemi gestaltici adottati da questa scuola sono


  • Vicinanza: siamo portati a raggruppare gli oggetti vicini tra loro.
  • Somiglianza: siamo portati a raggruppare oggetti simili tra loro. 
  •  Continuità: tendiamo a raggruppare gli oggetti che possono essere visti come continuazione dell'altro.



  • Chiusura: siamo portati a raggruppare gli elementi in modo che formino una figura chiusa. 


  • Pregnanza: raggruppiamo gli elementi che possono costituire una figura semplice, regolare e simmetrica. 
  • Buona forma: raggruppiamo gli elementi per ottenere la figura semplice.

  • Esperienza passata: raggruppiamo gli elementi associati nella nostra esperienza precedente.